Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

WOODWALL, WoodEmpire

Woodwall

Strana creatura i Woodwall, in continua tensione tra sonorità settantiane hard/psichedeliche e suoni del deserto anni Novanta, ma con un che di straniante che dona al tutto una mood lisergico e a tratti slabbrato. Di certo nel dna si ritrovano sia blues sia metal, nebulizzati insieme a molti altri ingredienti all’interno di una lava-lamp che riflette nella stanza giochi di luce fumosi che neanche a casa del brucaliffo, eppure appare chiaro come dietro l’angolo si celi la voglia di corse sulle due ruote con “Born To Be Wild” che risuona ancora nelle orecchie e i generatori saturi pronti ad esplodere. Tutto chiaro? Peccato che con l’apertura di “Walden” il panorama cambi ancora una volta, con il coro e l’arpeggio che mischiano completamente le carte e donano al tutto un retrogusto Sixties tanto inaspettato quanto capace di inserirsi alla perfezione nel mood generale di WoodEmpire. La verità è che i Woodwall hanno tirato fuori dal cilindro un lavoro capace di sorprendere da molteplici punti di vista, a cominciare dalla scrittura e dalla scelta dei suoni, il tutto al servizio di brani difficili da inquadrare eppure perfettamente a fuoco nel tributare omaggio a un ben preciso, quanto cangiante, immaginario sonoro. Sono i particolari a fare la differenza e rendere il tutto personale, come il riff metal che prende improvvisamente vita all’inizio della finale “Holocene/Cambrian” e che – pur nel suo durare un battito di palpebre – dona una spinta in più al brano e colpisce ogni volta che fugacemente si riaffaccia. Un’altra sorpresa di un anno quanto mai ricco e un altro nome da segnarsi nel taccuino. Inutile dilungarsi oltre: stoner e psichedelia si sono persi nel bosco e hanno pensato bene di darsi un po’ da fare per passare il tempo tra un fungo e una leccata di rospo.