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THE UNDERGROUND YOUTH, Haunted

The Underground Youth

Gli Underground Youth da Manchester, guidati da Craig Dyer, esistono dal 2008 e hanno già pubblicato cinque album, senza contare qualche uscita sulla breve distanza. La psichedelia sta lasciando il passo al dark sound degli Ottanta, che veste bene la voce triste e un po’ baritonale di Dyer, così come fanno la copertina e le atmosfere fumose e decadenti (c’è un immediato riferimento ai vampiri fighetti di Jarmusch nel testo del brano di apertura, “Collapsing Into Night”). Per carità, non penso che Haunted sia un disco furbo, ma di certo beneficia di una produzione pulita e di un paio di pezzi con una ritmica dritta assolutamente orecchiabili, per non parlare delle melodie di tastiera e di chitarra, che forse oggi non sono l’ingrediente fondamentale per il successo, ma che a qualcuno più vecchio – anche per la malinconia e dell’incedere “sospirato” di alcune canzoni – ricorderà con piacere Disintegration dei Cure, forse addirittura in alcuni casi i This Empty Flow, gruppo gothic nato da una costola dei Thergothon, quindi, proseguendo per analogie, gli Slowdive. Come logico, sopravvivono – e sono ben integrati – alcuni suoni più lisergici.

Sta alla sensibilità di ciascuno di noi valutare se gli Underground Youth di Haunted siano un doppione scartabile oppure film di genere di quelli da vedere anche se si sa già un po’ come saranno. La linea di confine tra queste due “condizioni” a volte è quasi invisibile, ma in questo caso direi che si può pagare il biglietto dello spettacolo senza pensarci due volte.