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Suonare con Jim O’Rourke

Foto Lorenzo Scaldaferro

Lo scorso autunno sono stato contattato dal Centro d’arte di Padova (che ringrazio di cuore per l’opportunità offertami) per eseguire un brano elettroacustico scritto da Jim O’Rourke. Insieme a me sul palco ci sarebbe stato proprio Jim O’Rourke in persona, e questo è il racconto della mia esperienza con lui.

In occasione dell’ottantesimo anniversario della sua fondazione, il Centro d’arte ha organizzato due weekend speciali nella prima metà di febbraio: uno dedicato ad Akira Sakata e l’altro a Jim O’Rourke. La serata alla quale ho partecipato prevedeva l’esecuzione di due composizioni del compositore statunitense: Shutting Down Here (per sola elettronica) e Most, But Potentially All (per tromba ed elettronica). L’evento si è svolto presso l’Auditorium Pollini di Padova, con la collaborazione di SaMPL e un impianto audio a 8 canali.

Foto Lorenzo Scaldaferro

Most, But Potentially All è una composizione per tromba ed elettronica, scritta originariamente per il trombettista norvegese Eivind Lønning. Il brano appare infatti nel suo disco uscito nel 2024, che porta lo stesso titolo. La composizione ha una durata di circa 38 minuti e si suddivide in tre parti. Come in altri lavori di O’Rourke, la parte elettronica si intreccia con suoni acustici registrati o prodotto dal vivo, in questo caso registrati da Eivind Lønning.

Lønning è un trombettista con una carriera votata alla ricerca, a questi livelli le tecniche sviluppate sulla tromba sono molto personali e l’emulazione è difficile, poco fruttuosa e spesso priva di senso. Nell’ascoltare il suo disco ho subito capito che non sarebbe stata una passeggiata per me se Jim avesse preteso la stessa cosa dalla mia esecuzione.

All’inizio di gennaio, Jim mi ha inviato via email la partitura del brano, una breve spiegazione e dei file audio per le prove. La tromba, essendo uno strumento monodico che suona una sola nota alla volta, si legge su un singolo pentagramma. La partitura di Jim, tuttavia, conteneva quattro pentagrammi, ognuno destinato a una categoria sonora differente. Le note e le indicazioni venivano quindi segnate alternativamente su diversi pentagrammi a seconda del risultato atteso. Per semplificare la lettura, ho riscritto tutto su un solo pentagramma, usando colori diversi per rappresentare le varie categorie sonore e aggiungendo delle indicazioni temporali precise in minuti e secondi. In questo modo sono riuscito a sintetizzare alcune parti e ridurre la partitura a sole tre facciate, evitando di dover girare pagina durante l’esecuzione.

Foto Lorenzo Scaldaferro

La mia parte prevedeva momenti in cui dovevo suonare linee melodiche precise, alternati ad altri in cui potevo improvvisare seguendo determinati parametri. Il punto di riferimento, in entrambi i casi, era la timeline, il passare del tempo. Durante il concerto, ho tenuto un cronometro sul leggio per orientarmi, poiché la composizione è stata pensata proprio per essere eseguita con l’aiuto di uno strumento che misurasse il passare del tempo, visto che, salvo brevi passaggi, non presenta riferimenti ritmici espliciti.

Con la partitura e le indicazioni ricevute, ho cominciato a studiare il brano cercando di imitare Lønning, ma mi sono subito trovato di fronte a difficoltà, dovendo cimentarmi con tecniche estese proprie di un altro trombettista.

Dopo qualche settimana, Jim è arrivato in Italia con la sua compagna Eiko Ishibashi e si sono fermati a Bologna per qualche giorno. In questo periodo ci siamo sentiti via videochiamata e lì ho capito che stavo affrontando il lavoro nel modo sbagliato. Jim non voleva assolutamente che mi adattassi al brano, ma desiderava che suonassi a modo mio, senza cercare di imitare Lønning, prendendo le note e le indicazioni in partitura come “suggerimenti”. L’obiettivo era quello di non far percepire alcuna differenza tra le parti scritte e quelle improvvisate, rendendo ogni transizione il più fluida possibile. Ho subito pensato: “Bene, questo lo so fare!”. Appena terminata la chiamata, ho registrato una take che gli ho inviato immediatamente, e sono rimasto in attesa del suo riscontro. Il giorno dopo mi ha scritto euforico, dicendo che la mia versione era molto diversa dall’originale e che gli era piaciuta moltissimo, non poteva essere più felice del risultato!

Foto Lorenzo Scaldaferro

Qualche giorno dopo ci siamo confrontati nuovamente in video, e mi ha raccontato che Eiko considerava la mia versione addirittura migliore dell’originale. Gli piaceva anche molto il suono della registrazione e mi ha chiesto che microfono avessi usato. Io utilizzo un microfono a nastro piuttosto economico per le registrazioni casalinghe, e Jim mi ha detto che un suo amico usava spesso microfoni a nastro in studio per registrare la batteria. Alla fine della conversazione, ha aggiunto: “Non so se lo hai mai sentito nominare, si chiamava Steve Albini…”

Prima del concerto c’è stato qualche scambio via email per risolvere alcune questioni tecniche, poi la mattina dell’esibizione mi ha scritto una mail per augurarmi un buon viaggio, un gesto di umanità non così comune.

Durante il soundcheck ha avuto qualche problema con la scheda audio, ma nonostante ciò per lui era fondamentale che io fossi soddisfatto dell’ascolto sul palco. Abbiamo provato solo l’inizio delle prime due parti, quindi quella della serata è stata la nostra prima esecuzione completa insieme. Come dicevo, il riferimento musicale non era ritmico né melodico, ma temporale, quindi io ho tenuto il cronometro sul leggio e l’ho avviato al cenno di Jim.

Foto Lorenzo Scaldaferro

Nel backstage, prima del concerto, ho fatto qualche esercizio di respirazione e suonato qualche nota lunga per riscaldare le labbra e lo strumento. Jim, intanto, passeggiava instancabile. Gli ho chiesto se fosse tutto a posto e mi ha risposto che non suonava molto dal vivo, quindi si sentiva un po’ agitato. Si potrebbe pensare che, dopo anni di esperienza e migliaia di concerti, ci si abitui a quella sensazione, ma in realtà, indipendentemente dal numero di concerti e dall’importanza degli eventi, restiamo esseri umani e dobbiamo fare i conti con le nostre paure, le nostre preoccupazioni, che siano legate al giudizio del pubblico, al timore di esporre una parte intima di noi stessi o che più semplicemente qualcosa possa andare storto.

Il primo brano era per Jim da solo; io ho ascoltato a bordo palco. Alla fine della sua esecuzione è uscito e siamo rientrati insieme. Dopo qualche piccolo aggiustamento, il brano è partito e con esso anche il mio cronometro. Devo dire che vedere i secondi e i minuti scorrere davanti ai miei occhi ha mantenuto la tensione costante durante tutta l’esecuzione, soprattutto perché ero “costretto” a guardare il tempo continuamente per orientarmi. Di solito durante i concerti ci sono dei momenti in cui la tensione cala, ci si rilassa per poi riprendere, ma in questo caso no. Anche se in alcuni punti avevo pause che duravano un paio di minuti, non riuscivo ad allentare la tensione. Forse è stato un bene, perché mi ha permesso di mantenere la concentrazione al massimo, e tutto è andato liscio.

Durante gli applausi finali non facevamo che indicarci a vicenda cercando idealmente di attribuire all’altro il merito della riuscita esecuzione, segno di una timidezza e introversione che caratterizza entrambi. Lui ha sicuramente il merito di aver creato un clima lavorativo ideale basato sul rispetto e la riconoscenza.

L’auditorium era pieno e il pubblico ha apprezzato molto la serata. Per me è stato un onore e soprattutto un piacere poter collaborare con Jim O’Rourke, e per questa opportunità devo ringraziare nuovamente il Centro d’Arte di Padova per avermi coinvolto e per il prezioso e bellissimo lavoro che svolge ormai da ottant’anni.

Foto Lorenzo Scaldaferro

Flavio Zanuttini è un trombettista votato alla ricerca e all’improvvisazione libera, la sua sperimentazione procede scevra da ogni connotazione di genere. Ha pubblicato a suo nome due dischi in tromba sola: La Notte (Creative Sources Recordings/Umland Records, 2018) e Ginkgo (Setola di Maiale, 2022); un disco in trio: Flavio Zanuttini Opacipapa “Born Baby Born” (Clean Feed Records, 2018); un disco in solo elettroacustico Nickel Kosmo “In principio era il nichel” (Record Y, 2023); un disco in duo con Zlatko Kaučič “Peace in space” (Folderol Records, 2024), oltre a decine di altri lavori come co-leader o sideman.