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REPTILIAN EXPO, Cunti

 

Dopo i Rainbow Island, che a gennaio ci hanno deliziato con il nuovo Moonlit Panacea, anche un altro protagonista dell’elettronica italiana più weird, in questo 2023, ha deciso di mettere su disco la propria visione di un suono sempre totalmente incatalogabile e ibrido: si tratta di Riccardo Patrone, in arte Reptilian Expo.
Già fondatore dell’etichetta Pampsichia, piccolo punto di riferimento per suoni esoterici, per iniziati, dove s’incontrano ambient, psichedelia noise, esplorazioni folkloristiche ed avanguardia elettronica, Riccardo ha esordito nel 2019 con xperiemetaphone, breve tape di autarchici frammenti post-bass e viscose suggestioni quartomondiste.

Il nuovo Cunti muove dalle stesse sensazioni e atmosfere, ma rappresenta anche un importante upgrade: merito di un concept acquatico (che s’iscrive così alla lunga e gloriosa tradizione che ha tra i capostipiti la seminale raccolta library Ittiologia) e di un approccio meno svagato e dispersivo.

L’album si apre con le rotolanti strutture minimaliste di “Sull’Orlo dell’Immersione” e prosegue, crescendo di complessità e ambizione, con intricate architetture hd che sembrano però realizzate con mezzi di fortuna, come in quei film distopici dove la gente costruisce missili con pezzi di elettrodomestici sopravvissuti a qualche tipo di apocalisse (o come i Konono N°1 che amplificavano il likembe con materiale di recupero). Forse il vertice dell’intero lavoro è rappresentato dalla sensuale incursione in un trip-hop dopato e paludoso di “Lode al Nodo” (di cui, invece, lo spigoloso minimalismo di “E Mmò” pare una versione in negativo, più inquieta e disturbata/disturbante). Chiude l’album l’assoluta magia abstract di “Jelly World Bonus”: quattro minuti e mezzo in cui il suono pare generarsi e rigenerarsi in maniera autonoma e continua, evocando dunque coerentemente la natura rigogliosa e avvolgente che cresce e si sviluppa intorno a stagni e corsi d’acqua in generale.