MASMA DREAM WORLD, Please
Incrocio lo sguardo e il suono di Masma Dream World, alias Devi Mambouka, per puro caso. Quasi per ipnosi inizio ad ascoltare il primo brano del suo secondo disco, Please Come To Me, che rappresenta la sua figura in un bianco e nero sparato, a riprendere una posa mariana.
Meticcia di madre singaporese e padre gaboniano, Devi cresce negli Stati Uniti a partire dai dodici anni. Il suono è quello di una foresta fitta, oppure di un antro buio: bassi sparuti come il dub più lasco e un canto che sembra un rito o un riscaldamento vocale. “Only Wish” ed è pura magia, noi ormai fagocitati da una personalità che unisce musica e sacro. Devi è terapista sonora e le sue note sembrano realmente impattare sul nostro corpo, riempiendoci di brividi come su “Hells Bells”, la cosa più vicina ad essere attorcigliati da un serpente che abbia mai provato. Poi campane, catene, atmosfere rarefatte e horror, tanto che Diamanda Galás non sembra così lontana dai versi talvolta incomprensibili. Chiazze scure che prendono la forma di big band allo sfascio in “Seeking Your Protection”, in un percorso verso il lato oscuro che, quando ci lascia prendere fiato, lo fa garantendoci brividi d’oltretomba sulla schiena. Ascoltandola penso ai Putan Club, al mistero insito in un mondo del quale conosco poco o nulla in fatto di rituali, usanze ed espressioni, della magia che l’ignoto è in grado di trasmettere, coprendo tutto di un’oscurità caritatevole. A un certo punto il disco prende una strana piega. Un brano di pura atmosfera parrebbe allentare la tensione ma subito dopo un insieme di suoni, field recordings e voci ci fanno dubitare di essere ancora nel medesimo posto. La voce è presente ma siamo su un altro piano, non sono canzoni ma un viaggio con dinamiche e scenari personali ed unici. Ancora spazio per un intercalare vocal dub ed un ultimo vociare aereo, prima che siano i bastoni ed onomatopee a dettare il ritmo di “Without A Body”, consacrazione di un disco che lascia a bocca aperta, scatola oscura da guardare sottecchi e con la quale giocare, ferirsi, diventare altro per 42 minuti.