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Kyoka ha i superpoteri

KYOKA

Aspettatevi di celebrare un sabato sera. Sarà un set sperimentale, ma comunque ballabile se ci proviamo.

Questa la risposta di Kyoka Kondo, musicista elettronica giapponese, quando le chiedo cosa riserverà al pubblico italiano che verrà a vederla a Dobiarteventi (14 maggio, Villa Vicentina in provincia di Udine, nell’insolita cornice della Azienda Agricola Denis Montanar). Volendo forzare al massimo, questa è la definizione di tutto il suo lavoro. Da una parte abbiamo l’appartenenza all’universo raster-noton, dunque a un sound glitch austero, a volte scabro e poco avvicinabile, dall’altro abbiamo aspetti pop (anche nel senso della contaminazione con altri generi) e più ballabili, che poi – guardando meglio –  sono comunque presenti nel catalogo dell’etichetta tedesca, che non è mai rimasta ferma e ha sempre “negoziato” con altre musiche. Kyoka, impegnatissima, raggiunta al volo via mail, mi conferma che parteciperà ai vari eventi legati al ventennale della creazione di Alva Noto, Frank Bretschneider e Olaf Bender (festeggerò in veste di performer) e che con essa ha un rapporto speciale: Sono molto felice di essere parte di questa famiglia. Da loro ho imparato l’ingegnosità e il saper essere divertenti e umani.

Non c’è dubbio, sentendo Ish e il full length Is (Is Superpowered), che l’andamento spezzato, disturbato, di certe tracce discenda dal glitch, così come alcune increspature ritmiche. D’altro canto è sorprendente sentire un pezzo come “Lined Up”, quasi electroclash, con le vocals pesantemente editate di Kyoka che s’intrecciano al rhyming di Dr. Logic, quest’ultimo a dare un tocco “black” che quasi non ci si aspetterebbe, non fosse che Is (Is Superpowered) è uscito quasi in concomitanza con HD di Atom™ (Uwe Schmidt), un disco raster-noton con ospite alla voce il britannico Jamie Lidell, il cantante soul di casa Warp Records. Dal mio punto di vista non riesco a giudicare. Però ricordo ancora che Alva Noto una volta ha detto: “Le unicità di Atom e Kyoka potrebbero avere delle somiglianze”. Ed è per questo che Atom ha remixato una mia traccia, “HADue”. Così commenta Kyoka quando le chiedo delle sue affinità elettive con Schmidt, e questo ci aiuta a capire un po’ meglio cosa sta succedendo. In tre tracce Is (Is Superpowered) il basso è quello di Mike Watt dei Minuteman: Kyoka, del resto, per un periodo ha vissuto anche negli Stati Uniti, quindi ha visto Asia, America ed Europa, il che ha influenzato (e proficuamente imbastardito?) anche il suo lavoro musicale, come lei stessa mi conferma senza problemi. In Europa non è stata solo in Germania, ma anche in Svezia, almeno tre volte, durante le quali è stata guest composer presso l’Elektronmusikstudion (EMS) di Stoccolma, un’istituzione che tutti gli appassionati di elettronica, specie quella meno commerciale, conoscono (ne abbiamo parlato anche con Caterina Barbieri). Le faccio notare che raster-noton ha scritto che la sua esperienza presso l’EMS ha influenzato SH, il suo nuovo ep, mentre lei in un’intervista non dà quest’informazione e dice che SH parte da “alcuni momenti improvvisativi” presi dai suoi concerti, quindi le domando di spiegarmi come si leghino queste due cose: I suoni delle registrazioni live sono più ariosi, hanno atmosfera e miracolose coincidenze, mentre quelli provenienti dall’esperienza svedese sono il risultato dell’esplorazione del suono e dei sistemi acustici. Nel mio ep SH si supportano a vicenda. A parte il fatto che non sono presenti i suoi tipici cut-up vocali, in effetti SH è una creatura strana, che fa muovere ancora il corpo, ma che sa rallentare, essere atmosferica e far decantare il suono: una traccia come “Susurrus”, infatti, lascia davvero pensare che parti di essa provengano dal Buchla degli studi svedesi. Ancora una volta, dunque, fuori dagli schemi e difficilmente inquadrabile. Le scrivo a un certo punto che anche il fatto che sulle copertine ci sia il suo volto è particolare, dato che la sua etichetta, pur avendo già rotto qualche volta l’incantesimo, è riconoscibile anche per i suoi artwork geometrici: Non avrei mai pensato che me l’avrebbero chiesto… per me è una scelta naturale… per me è come di aver messo la mia firma sull’ep dopo che ho terminato con la parte musicale… la mia foto può essere parte del mio lavoro perché vivo la mia vita ogni giorno con me stessa. E non vedo perché nasconderlo. Insomma, come sempre noi webzinari ci facciamo troppe storie in testa. Forse questa domanda avrei dovuto farla ad Alva Noto. Vedremo se in futuro il viso di Kyoka sarà anche sulle copertine di tutti i magazine che contano.