JOSEPH BRANCIFORTE & THEO BLECKMANN, LP2

Secondo disco per questa collaborazione newyorkese (uno dei due è tedesco, ma sta a New York da una vita e lì ha iniziato a cantare): ambient imperfetto, sgranato, vicino a quello proposto dall’etichetta 12k, mescolato con vocalizzi quasi immateriali. Tiro in ballo 12k non per caso, dato che recupero questo disco lo stesso giorno in cui parliamo anche di quello di Taylor Deupree pubblicato da greyfade, l’etichetta di Joseph Branciforte. Non ci sono tanti altri artisti in grado di portare via con loro l’ascoltatore in un altrove bianco, senza confini e limiti evidenti, forse una stanza enorme e isolata in cui non ci sono finestre e non è possibile capire se è giorno o notte, se il tempo va avanti (ne dubito) o sta rallentando fino a fermarsi (più probabile). Cosa succede se il tempo finisce? Si scompare? Si muore? Di sicuro, una volta messi a nanna dalla voce di Bleckmann – che si fa suono puro e drone, eppure è così umana e per questo non intercambiabile – c’è poca voglia di tornare indietro, alla realtà stupida e semplice delle cose.