Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

JAMES GINZBURG, Crystallise, A Frozen Eye

Non è la prima volta che parlo di (una anche con) James Ginzburg, 50% degli Emptyset e uomo dietro Subtext. Per questo disco solista sembra prendere le mosse più dal minimalista Borders e dall’acustico Skin degli Emptyset che dall’ultimo loro album, Blossoms, che sperimentava sull’intelligenza artificiale. Oltretutto mette in gioco la sua esperienza con Subtext (o forse ci fa capire il perché di certe sue scelte), nel senso che si sente un’affinità con “riduzionisti” come Arkbro ed Erek.

Crystallise, A Frozen Eye è realizzato con un sintetizzatore Octave Cat, ma anche con uno Shruti Box, un dulcimer, un tamburo daf, una chitarra e altri strumenti a corda che erano stati creati su misura all’epoca di Borders (primo disco con cui gli Emptyset si rimettevano un po’ in discussione), per un nuovo tentativo di unire primitivismo e contemporaneità. Drone e reiterazioni, nulla di più, ma con cui Ginzburg induce sensazioni di estasi e meraviglia, lasciando immaginare – grazie alle varie combinazioni tra tutti gli elementi in gioco – nuove realtà (“The Eyes, Behind”) e strani mondi simili al nostro, ma luminosissimi (“Lines Tangled, Space Between”). La copertina e i testi contenuti nel libretto abbinato al disco sembrano suggerire che questa meraviglia sia legata al ritrovare o al ricordare spazi aperti come reazione al periodo di chiusura in casa dovuto alla pandemia esplosa nel 2020 in tutto il mondo: una specie di ricerca – tramite una sbornia di suono – dell’infinito o dell’indefinito, così da bilanciare la finitezza di case diventate (comodissime) prigioni.

Molto bello.