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INCANTATION, Sect Of Vile Divinities

Recensire il nuovo disco degli Incantation è al tempo stesso facile e complicato. Facile perché da Onward To Golgotha, il primo album del 1992, gli Incantation non hanno mai effettuato grandi virate stilistiche. Sono un po’ i Ramones del death metal, o i Motörhead, insomma avete capito. Allo stesso tempo allestire una recensione è laborioso, perché non si sa mai cosa scrivere di nuovo! Partiamo alla lontana. Nei primi anni Novanta gli Incantation non erano un gruppo troppo à la page, il loro death metal cupo aveva un seguito che non poteva essere paragonato a quello dei grandi gruppi floridiani o svedesi, ma anche a quello degli inglesi, che all’epoca impazzavano. Alla fine, però, hanno avuto ragione loro, perché sono ancora qui, imperterriti con il loro stile, resilienti anche quando il vecchio death metal era un po’ sparito dai radar principali (ma non da quelli sotterranei, ovvio), venerati e copiati oggi per la coerenza, la tenacia e la totale assenza di passi falsi. Lo stesso discorso si può fare solo per una minuscola manciata di altri gruppi death metal della vecchia generazione: amo sempre citare gli Immolation in questo caso. Negli anni i loro dischi hanno sempre mantenuto un alto livello e questo nuovo Sect Of Vile Divinities non fa eccezione. Alternanza di tempi lenti e oppressivi ad accelerate ultra-veloci, voce cavernosa e suoni cupissimi, sebbene molto intelligibili e non dispersi nel riverbero come in genere accade fra le moltitudini di epigoni degli Incantation. Gaudiosi, quindi, accogliamo questo ennesimo disco di grande death metal vecchia scuola. Per aggiungere qualche battuta, posso raccontare che l’ultima volta che sono andato a vederli sono svenuto dopo pochi pezzi. Non per un improvviso attacco di sindrome di Stendhal, ma perché un corpulento, goffo e disattento ceffo, provenendo da una sottospecie di pogo, è andato ad atterrare sulla mia caviglia procurandomi una doppia distorsione caviglia/ginocchio e il gran dolore ha causato il mio venire meno. No pain no gain.