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GERDA + SI NON SEDES IS, 23/11/2014

Gerda

Jesi, Centro Studi Libertari L. Fabbri.
Abbiamo già parlato in più occasioni delle domeniche al Centro Studi Libertari di Jesi, del clima rilassato e conviviale che si respira, del come il ritrovarsi tra amici la domenica pomeriggio permetta di cogliere sfumature differenti e di godersi un concerto da una prospettiva in qualche modo atipica. Il fatto, poi, che oggi i Gerda presentino il nuovo disco aggiunge il sapore dell’occasione speciale, tanto più che ad accompagnarli sono i Si Non Sedes Is per quella che, se esistesse un campionato della musica che piace da queste parti, sarebbe a tutti gli effetti un’amichevole tra le favorite allo scudetto. Oggi, gli autori di Father Of All Lies (o come si presentano: il collettivo Si Non Sedes Is) schierano alla chitarra Valerio degli Inferno, per uno dei vari assetti intercambiabili con cui la formazione si esibisce dal vivo, a ribadire come in certi territori la musica sia anche una questione di rapporti interpersonali, supporto reciproco e voglia di condividere momenti insieme. Forti di un album che non si fatica a definire una delle cose migliori uscite in questo 2014 particolarmente ricco, portano a termine un live memorabile che colpisce i presenti per intensità e pathos, con band e pubblico sempre più vicini e in sintonia, in un continuo alternarsi di umori e sensazioni tra sprazzi di violenza e melodie che puntano dritte allo stomaco, furia hardcore e voglia di staccarsi dagli schemi per portare avanti una strada tanto personale quanto capace di coinvolgere l’ascoltatore.

SNSI

Dopo i Si Non Sedes Is tocca ai padroni di casa Gerda, altro nome di cui ci siamo occupati di recente con tanto di streaming, autentica macchina da guerra in grado di portare il suono ai limiti della frattura. La loro capacità di coniugare caos e precisione, furia iconoclasta e tecnica si manifesta anche in quest’occasione e conferma come le molte novità presenti nei nuovi brani reggano anche alla prova in sede live. La band annichilisce con un impatto che ha davvero ben pochi rivali, ma lo utilizza in modo differente, con un maggiore groove e una diversa ripartizione dei compiti tra sezione ritmica e chitarra, per costruire un tappeto sonoro su cui la voce si staglia come uno sperone di roccia colpito dal mare in tempesta. Ci avevano parlato di Your Sister come di un insulto, un disco ostile e poco conciliante, una reazione violenta alle offese e l’assistere al loro live conferma in pieno questa visione, qui non c’è nulla di simpatico o accattivante, non c’è alcuna concessione all’intrattenimento, eppure non si riesce a staccare l’attenzione e si finisce persino per ciondolare a tempo quando la corsa rallenta e si mostra in tutta la sua evidenza l’ampio spettro di umori presenti nel disco.

Se qualcuno vi racconta che l’hardcore è morto negli anni Ottanta o che oggi non ci sono più i gruppi di una volta, mandatelo pure a cagare, qui e ora è stato dimostrato l’esatto contrario.