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EYEHATEGOD, A History Of Nomadic Behavior

In un 2021 ancora in preda alla crisi dovuta alla pandemia torna a farsi sentire un gruppo che ha sempre scritto musica perfetta per i momenti di difficoltà. A distanza di 7 anni dall’ultimo disco omonimo, ecco gli Eyehategod. Se durante gli anni Zero non sono stati molto attivi, per tutto lo scorso decennio sono stati quasi sempre in tour, affrontando anche dei cambi di line up non indifferenti, tra la morte di Joey LaCaze (sostituito poi con Aaron Hill) e la dipartita di Brian Patton. A History Of Nomadic Behavior è il primo disco in cui si presentano in 4, una formula già sperimentata nel tour del 2018. Il risultato è lo stesso che avevano ottenuto dal vivo: un muro di suono meno incisivo ma con i riff più chiari, il che live rendeva forse meglio della formazione a due chitarre. I suoni scelti per questo lavoro sono meno impastati ma anche molto meno incisivi. Sebbene anche la stessa voce di Mike Williams sia molto più in rilievo, il prodotto finale ha molto meno mordente rispetto a quello ottenuto nei dischi precedenti. Per di più, di base c’è un grande problema di songwriting. Lo stile è lo stesso di sempre ma questa volta i pezzi sono molto anonimi. Eyehategod, del 2014, non era un capolavoro ma si difendeva bene grazie a brani come “Medicine Noose”, “Agitation! Propaganda!” o “The Age Of Bootcamp”. In questa nuova release emerge un po’ giusto il singolo scelto, “High Risk Trigger”, il resto non è veramente nulla di che. Nessuno da loro si sarebbe aspettato altro se non quello che hanno sempre fatto, ma dopo 30 anni in cui hanno bene o male suonato tutte le combinazioni possibili delle stesse pentatoniche, la fantasia è anche normale che si esaurisca. Su “Every Thing, Every Day” finiscono pure per autocitarsi nel testo urlando “Kill Your Boss”. Interessante però l’intermezzo “jazzato” di “Smoker’s Piece”.

A History Of Nomadic Behavior è un disco “di routine”, molto poco ispirato e fiacco nel complesso. Dopo una carriera come la loro, in cui hanno sbagliato poco e niente, un passo falso come questo alla fine ci può pure stare. La prossima volta è però giusto aspettarsi qualcosa di più.

Tracklist

01. Built Beneath The Lies
02. The Outer Banks
03. Fake What’s Yours
04. Three Black Eyes
05. Current Situation
06. High Risk Trigger
07. Anemic Robotic
08. The Day Felt Wrong
09. The Trial Of Johnny Cancer
10. Smoker’s Piece
11. Circle Of Nerves
12. Every Thing, Every Day