Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

EAST OF THE WALL, Redaction Artifacts

East Of The Wall

Inutile negarlo: tanta era stata la sorpresa per un debutto come Farmer’s Almanac quanto forti i dubbi per i cambiamenti apportati in corsa dalla formazione, prima con l’aggiunta della voce, poi con un sound che si era di certo irrobustito, ma che aveva anche perso gran parte del suo fascino in favore di una maggiore botta di pancia. Con l’apertura di Redaction Artifacts si ritrova, almeno in parte, quel mood che li aveva imposti al momento della scoperta, ma si capisce ben presto come ormai la strada della band sia spostata sull’asse del post-metal georgiano, Mastodon in testa, cui rimanda immediatamente la seconda traccia, quasi un tributo al loro periodo meno pomposo. C’è anche molto prog, proprio come in Crack The Skye, ma è un prog meno pretenzioso o forse più sentito, meno ingombrante e più a suo agio nel contrasto con le parti tirate, che sono tali anche nel mantenere voci aggressive al fianco delle sognanti clean vocals, mai uniche padrone del campo e comprimarie a tutti gli effetti. Ecco, per Redaction Artifacts si potrebbe parlare addirittura di proggish post-metal ben riuscito e calibrato, personale e dotato di buone intuizioni capaci di fare la differenza sulla lunga distanza. L’effetto complessivo è quello di un lavoro ambizioso e ben costruito, non privo di momenti di stanca, eppure ricco di fascino e di trovate interessanti, cui gioverebbe una maggiore differenziazione in fatto di riffing e suoni nelle parti più pesanti, fin troppo individuabili lungo il già citato asse georgiano. Nell’insieme si può parlare di tracce a fuoco, in cui la melodia concorre a creare un effetto straniante e avvolgente, come nel caso del potenziale singolo “Obfuscator Dye”. Detta alle spicce, un solido ritorno che conferma le buone potenzialità della band, che ha saputo recuperare le sue radici e ne ha meglio bilanciato il mood poetico con la ricerca di una maggiore botta di adrenalina. La rotta appare quella giusta. Ora si tratta di smussare gli angoli e scrollarsi dalle spalle questa fastidiosa sensazione di contiguità.

Qui – ad oggi – il full album stream.

Tracklist

01. Solving The Correspondence Problem
02. I’m Always Fighting Drago
03. Obfuscator Dye
04. The Fractal Canopy
05. Arbiters Meet
06. Third-Person Camera
07. Excessive Convulsive
08. The Methuselah Tree
09. A Negligible Senescence
10. Redaction Artifacts
11. Noir Filter