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DI UNEXPECTED GUEST (D.U.G.), D|N

“Brutality is broadcast yet scarcely perceived, as violence is packaged, normalized, and accepted without question”, scrive D.U.G. in calce all’album in questione. Ma anche, aggiungo, per assonanza non gratuita: “Brutalismo, movimento architettonico nato in Inghilterra intorno al 1950, volto a rivalutare le esigenze funzionali attribuendo valore estetico agli elementi strutturali della costruzione, per cui sono volutamente esibiti anche gli impianti tecnici come tubature e condotti”.

Da questa scuola radicale di pensiero (oltre che di architettura) sembra prendere le mosse questo secondo ep a nome DI Unexpected Guest, alias di Eugenio Scrivano, giovane sound artitst e produttore romano residente a Berlino: quattro brani masterizzati da Rashad Becker, disponibili su Bandcamp e in vinile 10 pollici trasparente con la bella copertina firmata da Leonhard Stieber, il tutto edito da DISC_ARCHIVE.

Di D.U.G. lo scorso anno avevamo apprezzato EZY5708 (in riferimento al numero del volo solo-andata che portò Eugenio Scrivano a Berlino), primo ep tratto da alcune performance realizzate in occasione della mostra fotografica di Irene Lauro, con ore di registrazioni riassunte e asciugate in 18 minuti fortemente legati allo spazio espositivo, con sciabolate di suono che avvolgevano opere e pubblico. Ora con le nuove quattro composizioni, per un totale di circa un quarto d’ora, siamo ancor più sul-pezzo di una musica concreta tutta rivolta alla possibilità di sperimentare e ricercare sonorità inaudite. Non siamo lontani dai discorsi fatti per l’ultimo album di Rain Text. Eugenio Scrivano si muove agevolmente fra pattern digitali polverosi, battiti percussivi impellenti, cellule acustiche recuperate nella memoria (certo non solo del laptop) senza mai soffocare il suono in un ambiente ostile o claustrofobico.

Sperimentazione artistica che affonda le radici in compositori/esecutori come Luigi Russolo, Halim El-Dabh, per giungere fino a noi, ad esempio agli Emptyset di James Ginzburg e Paul Purgas o al nostro Riccardo la Foresta, ma che tramite The Black Dog (… la meraviglia di Music For Dead Airports) può arrivare fin sui dancefloor underground. Se non si può parlare di un vero e proprio esordio, questo ep è una promessa mantenuta. Attendiamo però D.U.G. alla brutale prova di un album sulla lunga durata. La stoffa c’è.