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DAVIDE BARBARINO / JEAN-BRICE GODET / GERALDINE ROS, Wolf Silent

Voce lirica di Geraldine Rios, clarinetto basso appannaggio di Jean-Brice Godet, infine Davide Barbarino a pedal steel, drum programming, elettronica e chitarra baritono. Gianni Gebbia a produrre con la sua etichetta Objet-a, per otto brani nei quali il terzetto riesce a esprimere grazia e intensità al dì la di steccati stilistici. Già, perché Wolf Silent è un’opera dove il jazz e la musica sperimentale si incrociano con il canto, rimanendo sospesi come se Dagmar Krause avesse preso possesso di un’orchestrina da circo. I piani si inclinano rovinosamente e il dramma può farsi strada in men che non si dica, magnetico nell’ornare il “Caustico Lunare” di Godet. La voce umana può essere miele e monito e la Ros utilizza quante più sfumature, facendoci da Beatrice in un mondo inesplorato e frizzante, mentre Barbarino e Godet chiosano stordendoci. Tenete presente che per quasi un’ora vi troverete sommersi da questo lavoro variegato e misterioso nella sua movenza proprio come un predatore silenzioso. La musica non è mai astratta né ostica, ma avventurosa come le si confà, viva e pronta ad ammaliarci con arie totalmente fuori dal tempo. Spesso la voce di Geraldine appare libera di volare e danzare come se esulasse da qualsiasi idea di composizione e gli strumenti cercassero di costruirle intorno uno sghembo telaio, con un’impressione di leggerezza minimale e flautata che è la cifra di “Serai Eimi Has No Fear” e dei suoi toni caldi. Poi spazi per ambienti più freddi, consoni ad un’espressione in trio più sobria e standardizzata, dove cogliere il contributo e la classe di ognuno dei musicisti in una cornice più strutturata. “The Place Of The Solitaires” cresce portandoci su acuti che come spilli si infilano nel nostro cuore, pianoforte suonato con gocce ematiche e brusii elettronici a cullarci. Poi vociare e risate quasi demoniache nella bassa intensità di “The Ever Breathing And Moving The Constant Fire”, languida con pozze di lava bruciante. Il commiato è lasciato a “Do Not Go Gentle”, un caos calmo che si muove come onde su punte di vita, schizzi e colori, a chiudere come meglio non si possa questo incrocio bizzarro, vitale ed elegante.