Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

CRIME & THE CITY SOLUTION, The Killer

Le basi per Dio, le basi! La musica, lo saprete meglio di me, nasce da grandi fiumi che si dividono in mille rivoli e non è sempre automatico recuperarne le gocce migliori, armati come siamo solo un secchiello malridotto. Così ascolto per la prima volta Crime & The City Solution solo quest’anno. In primis colpito dallo splendido singolo “Peace In My Time”: un pianoforte, una voce stupenda, una sensazione di pelle ormai diventata cuoio, l’intensità dei più grandi, Cash, Cave, pochi altri. Poi tutto il disco, una, due, tre volte, al mattino, al crepuscolo, alla sera. Cittadini del mondo, partiti nel 1977 dall’Australia per Londra, più membri in formazione che zecche un cane e amori un puttaniere, a Berlino incontrano Martin J. Fidel e iniziano a comporre e a registrare The Killer. Simon Bonney (qui la mia intervista con lui) ha una voce da brividi e l’ultima incarnazione del gruppo ha un tocco formidabile. La fedele Bronwyn Adams, Frederic Lyenn, Donald Baldie, Georgio Valentino, Chris Hughes e Joshua Murphy sono le altre anime sbandate e livide a creare questo piccolo gioiello. I brani sono scavati più che incisi, i toni quelli del predicatore che conosce vizi e vergogne del popolo. Le musiche, beh, che aspettarsi di nuovo? Nulla di troppo diverso dagli ultimi quarant’anni, quando – che si stia in Australia, nel Vecchio Continente o negli Stati Uniti – la facciata degli edifici mostra le ferite al vento, le luci calano e sofferenza, livore e travaglio trasformano rock’n’roll, cantautorato e musica da camera in un insieme sporco ed irresistibile. The Killer, però, oltre alla storia e all’ambientazione ha anche le canzoni: solo sette pezzi a questo giro, ma fosse una roulette russa sarebbe un bel problema, che quattro di loro almeno sono di quelli che torcono cuore e budella quanto un proiettile. L’apertura torch western di “Rivers Of Blood”, la ruggine sul paesaggio di “River Of God”, la title-track sudata e intensa, la sacrale e già citata Peace In My Time. Ben fatto Simon e scusa per il ritardo, vedrò di recuperare al più presto.