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CLOVER + MEATBALL EXPLOSION, 12/10/2013

Clover

Ancona, Glue-Lab.

Il rock’n’roll può assumere infinite forme, alcune più vicine all’originale spirito iconoclasta del genere, altre ormai codificate e in qualche modo distanti dalla pericolosità e dalla voglia di sovvertire le regole che lo stesso poteva possedere alla metà del secolo scorso. Nella mia mente quello che suonano i Meatball Explosion è quanto di più vicino allo spirito originario del rock’n’roll si possa immaginare: musica diretta, urticante, priva di rifiniture e carinerie, una botta di adrenalina veloce che alla fine lascia uno strano ghigno sulle labbra. L’antipasto perfetto per il menù di questa sera, che prevede come portata principale i due Clover, gente che la lezione del rock’n’roll l’ha presa, masticata e risputata ancora più lontano, dissezionata a colpi di martello pneumatico e sotterrata nel cemento armato. Intanto tocca ai Meatball unire i puntini tra Motörhead, Scandinavia, Detroit e Memphis, senza dimenticare un bel tuffo nell’hardcore più diretto e sgangherato, quello al vetriolo e non certo la sua versione dopata e metallizzata, qui gli steroidi non si sa nemmeno cosa siano. Meglio le tagliatelle della nonna, così come si preferisce un desueto floppy-disc per supportare l’esordio anziché il troppo moderno cd-r, cose senza senso o forse la vera punta di diamante del nichilismo sonoro. Si diceva dei Clover, in due ma capaci di tirar giù le pareti, gente con roll-bar sulla batteria per evitare che cappotti, tanto per capirci. Del loro Raika abbiamo parlato di recente, provando a raccontare come i due sappiano centrifugare nella loro musica hardcore, noise-rock, rock’n’roll sghembo, una buona manciata di follia e tanta voglia di divertirsi. È in sede live, però, che si ammira la massima potenza di fuoco della loro folle macchina da guerra modello Mad-Max. Per dare un’idea del caos che i Clover sanno sputare dagli amplificatori, la cosa migliore sarebbe filmare la gente che si affaccia nella sala concerti del Glue-Lab e fruga con lo sguardo per cercare altri musicisti oltre ai due che vede sul palco. Ecco, questi sono i Clover dal vivo, una valanga di energia che appare impossibile da produrre senza avere almeno un altro paio di persone al tuo fianco, gente che fa collidere il Midwest con la New York del noise, i Black Sabbath con i Black Flag passando per gli Helmet, e senza alcuna riverenza di sorta, perché l’ironia è la sola strada per uscirne vivi e non lasciarci le penne. Se vi capitano a tiro non perdeteveli.

Clover