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BY THE WATERHOLE, Three

By The Waterhole è il progetto della musicista e vocalist tedesca e norvegese Eva Pfitzenmaier. Per questo terzo album, concepito e creato subito dopo la nascita della sua prima figlia, si è avvalsa del supporto di Stephan Meidell a tastiere modificate, loop station e pedalini.
Non conosco i lavori precedenti di Eva, ma a saltare all’occhio è l’estrema naturalezza con la quale riesce a gestire suoni trattati, una splendida voce e produzioni che si muovono tra elettronica, folk, blues e visioni avant, mantenendo una linea stilistica coesa. L’insieme è ricco, quasi che Eva e Stephan Meidell – il coniuge – fossero riusciti a creare un’opera a più livelli, dove le percezioni vagano sull’uno o l’altro elemento: musica, canto, grafica, ritmo. Nella voce di By The Waterhole c’è una sorta di ricchezza antica, di classicità che in qualche modo ricollego a Lou Reed soprattutto nei brani più raccontati, come lo spettacolare “We’re Born, We Die”. O forse è l’ombra di Laurie Anderson, non saprei, ma il mio inconscio mi riporta su quei lidi.
Sono racconti che catturano e lavorano su di una sorta di sinestesia: ascoltate “Morphing” e sentirete la consistenza dei corpi, della carne e della sua trasformazione, la sua temperatura e i suoi cambiamenti. Il corpo è il protagonista assoluto di questo disco ed è un corpo che si muove, balla, tremola e vibra, raggiungendo vette di libertà ed espressione quasi da musical entusiasta in “She Moves She”, solare e delicata come la libertà di un’infante.
Il primo disco si chiude con “Ruckzuck”, brano nel quale sentiamo un’atmosfera più tenebrosa e intima, forse preparatoria a un ulteriore cambiamento o conclusione. Nel secondo dischetto torniamo su un dancefloor teutonico, che ancora una volta dimostra come la lingua tedesca possa trasformarsi nella più magica del mondo se sposata al giusto ritmo. Una scheggia, per tornare poi su lidi più amniotici e ancestrali, la voce come guida narrante del viaggio. Una voce che può essere musicale e narrante, cristallina e profonda, così come By The Waterhole desidera, sostenuta dai tappeti di Stephan Meidell. C’è un’eterna commistione fra umano, natura e tecnologia in questo disco, non una tensione ma una mescolanza di elementi che comporta la creazione di un mondo a sé, fatato. Il libro è vergato dai testi liberi e da disegni che mettono in scena immaginari grafici in movimento, aggiungendo quindi scritto e grafica al mix di cui sopra.
Sono all’incirca ottanta minuti di musica quella che ascolterete all’interno di Three, ma la bellezza di questo disco renderà lo scorrere del tempo completamente avulso dalla vostra esperienza.
Sembra essere imprescindibile andare a ricercare i primi due volumi di By The Waterhole, scandagliando il pozzo per godere di altre meraviglie. Troverete tutto sulla pagina Bandcamp di Playdate Records di Bergen, Norvegia: One e Two sono usciti nel 2013 e nel 2016 e se, come credo, possono richiamare la bellezza dei questo disco beh, toccherà recuperarli. Scopro anche che Eva è conosciuta in loco per far parte dei Krachmacher, band a me sconosciuta, ultima riga di quell’infinita lista che mai si concluderà e che riempie i giorni e le vite degli amanti della musica.
Entrate nel suo mondo e buttate la chiave.