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BRIQUEVILLE, Quelle

Con “Quelle” i belgi Briqueville giungono al loro terzo album in studio, pubblicato stavolta da Pelagic Records. A colpire è innanzitutto la copertina, che mostra un uomo a torso nudo, pallido ed emaciato, forse anche bagnato come si evince dai capelli, fotografato dalla vita in su e ripreso di spalle nell’atto di stringersi in un abbraccio, come a volersi riparare dal freddo. Non stupisce la scelta un’immagine così sinistra dal momento che stiamo parlando di una band avvolta nel mistero, formata da musicisti che non hanno mai rivelato la propria identità ma preferiscono esibirsi indossando dei mantelli neri e delle maschere dorate. Li inseriscono sovente nel filone post-metal per via della forte vena sperimentale che caratterizza il loro sound, una fusione di sludge metal, psych rock e progressive, con divagazioni ambient e suggestioni orientali. In questo terzo disco la durata media dei brani non è mai eccessiva, ma la band riesce comunque a condensare tutti gli elementi del suo campionario. I Briqueville danno vita a una musica visionaria e carica di enfasi mistica, che in alcuni episodi raggiunge un tale livello di astrazione da lambire la trance lisergica, trasportando l’ascoltatore in una dimensione lontana dallo spazio e dal tempo. Voli pindarici, visioni ancestrali e antichi rituali sciamanici, cui fanno da contraltare riff possenti e soffocanti che sembrano provenire direttamente dalle viscere della terra e si stagliano come giganteschi monoliti all’interno di un paesaggio primordiale in cui regna unicamente il caos primigenio degli elementi. È la colonna sonora della pandemia, scritta e registrata durante la quarantena imposta dalle misure adottate per contenere il virus; e anche la testimonianza di come l’isolamento, a volte, possa essere una grande fonte di ispirazione. Un disco che merita sicuramente un ascolto e che saprà regalare grandi emozioni.