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BARBARIAN, To No God Shall I Kneel

BARBARIAN, To No God Shall I Kneel

I Barbarian sono da sempre uno dei miei gruppi del cuore, uno di quei nomi che seguo da vicino e di cui non mi perdo un’uscita. Una passione nata quando li ho visti dal vivo per la prima volta nel 2010, ai tempi della tape autoprodotta (in seguito ristampata in vinile dalla Doomentia Records) e che ha avuto modo di rinsaldarsi nel corso dei successivi nove anni, quindi, ben prima che Borys decidesse di unirsi alla nostra squadra così da creare un potenziale conflitto di interessi. Questo preambolo appare necessario per sgomberare il campo  da possibili accuse di favoritismi nel momento in cui ribadirò ancora una volta come si stia parlando di una delle migliori band di puro e incontaminato heavy metal attualmente in circolazione, di quello con le radici saldamente affondate nei primi anni Ottanta e capace di fondere insieme Manowar e Celtic Frost, Running Wild e Venom, oscuri gruppi della NWOBHM e precursori del power, paladini dell’epic e del primo speed-metal, insomma tutto ciò che nel momento di massimo splendore e creatività del genere portò lo stesso a contagiare manipoli di teenager in ogni angolo del Pianeta. Con il loro quarto album (cui vanno aggiunti lo split con i Bunker 66 e un 7”), nonché secondo per la Hells Headbangers, i Barbarian continuano ad affinare un linguaggio ormai immediatamente riconoscibile e personale, grazie all’inserimento di dettagli e nuove sfumature che arricchiscono ma non appesantiscono né smorzano la potenza di fuoco e la capacità delle composizioni di entrare in mente sin dai primi ascolti. Ormai, la formazione appare saldamente al comando di una corazzata che naviga sicura tra i flutti del metal tradizionale, incurante di ogni tentazione ad innovare eppure altrettanto efficace nel traghettare all’oggi suoni divenuti ormai classici. Ciliegina sulla torta e colpo a sorpresa, l’album si chiude con un anthem che si rifà direttamente alla tradizione di brani come “United”, “In Union We Stand”, “Defender” e “Chains And Leather”, inni in grado di riportare con la mente a quando ascoltare questo tipo di musica comportava un vero e proprio ostracismo sociale superato solo in seguito allo sdoganamento di alcuni big grazie ad MTV e al successo commerciale comportato da questa nuova vetrina generalista. Ecco, detta in soldoni, se ancora per voi il metal rappresenta un culto, una sorta di carboneria che vede i suoi adepti cercarsi e riconoscersi al primo sguardo, To No God Shall I Kneel è il disco che fa per voi. Wanna pose? Leave the hall!