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ANDREW SHERWELL, Ektenia

ANDREW SHERWELL, Ektenia

Quella del londinese Andrew Sherwell è una musica ambient all’apparenza placida, serena e riposante, ma che, a ben vedere, nasconde una sorta di inquietudine spirituale, un affanno che si mescola con i ricordi dell’infanzia e con tutti quei piccoli traumi, quelle quotidiane rivelazioni avute in età bambina e di cui, da adulti, molti di noi conservano ancora un ricordo, seppur residuale.

In merito a Ektenia, il suo secondo album uscito a ottobre per l’olandese Shimmering Moods e masterizzato dal solito Stephan Mathieu, Sherwell racconta delle minime allucinazioni avute, ancora ragazzino, durante le funzioni religiose domenicali: entrando in chiesa gli sembrava di scorgere il formarsi di figure angeliche (o demoniache?) tra le volute dell’incenso e i canti del coro. Un po’ troppo per un ragazzo di dieci anni. Avrei potuto svenire. E sebbene il suo sia un racconto certamente romanzato, Sherwell aggiunge come, alla fine, venga fuori che sono sempre stato impressionato dagli angeli. E occasionalmente dai demoni, essendo loro nient’altro che angeli caduti. Angeli che hanno perso la loro grazia. Angeli rimossi dalla Terra. E se gli angeli possono cadere tanto in giù, allora vale lo stesso anche per gli uomini. Separare gli angeli dai demoni, questo è sempre stato il problema.

Chi di noi, individui maturi dalla razionalità inscalfibile, non si pone più domande sull’eventuale impatto psicologico delle giovanili (e spesso forzate) esperienze di catechesi? L’ascolto di Ektenia solleva riflessioni di questo genere. Dai primi minuti si respira un’atmosfera che ha qualcosa di religioso e spirituale, e il modo in cui questi bordoni angelici richiamano i canti corali dell’Est Europa conduce l’immaginazione lungo sentieri remoti. Non a caso il primo album di Andrew Sherwell, uscito a gennaio, si intitola Orthodox Tales ed è ispirato ai racconti di suo nonno, che tra le Due Guerre aveva vagato nelle lande sconfinate dell’Europa orientale, vedendone di tutti i colori.

Le otto parti di Ektenia manifestano allucinazioni e residui onirici che travalicano la dimensione dei sogni. L’alito gelido di un sussurro, la nebbia all’incenso che avanza, l’eco di una preghiera cantata dal coro in una cattedrale profondissima. Per quanto possa risultare azzardato e roboante, viene voglia di parlare di dark ambient catecumenica: l’ektenia, infatti, è una preghiera di liturgia bizantina recitata anche durante le funzioni catecumenali, di battesimo quindi. Sotto questa luce, l’ascolto di Ektenia ci istruisce su qualcosa di non rappresentabile, ma che pure lascia in noi un segno, un’impronta indelebile o una macchia inspiegabile.