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AA.VV., Tutto Da Rifare, Un Omaggio Ai Fluxus

fluxus

La webzine Mag-Music chiama a raccolta una manciata di band per proporre loro un omaggio alla band torinese (che appoggia l’operazione). Per inciso: il gruppo di Franz Goria, Luca Pastore e Roberto Rabellino è stato una delle migliori espressioni del rock durante quasi tutti i Novanta, per poi fermarsi agli inizi del Duemila. La musica che facevano era come un improvviso pugno in pieno viso, poi i tre hanno preso strade diverse, vuoi per motivi personali, vuoi perché dischi come Vita In Un Pacifico Nuovo Mondo e Pura Lana Vergine in fondo non erano troppo accomodanti (fuori dai denti: non si perdevano in moine autoriali à la Marlene Kuntz e non avevano il supporto di tanta stampa…). Detto in parole povere, con gli anni sono stati messi un po’ da parte, certamente non da tutti, visto che il sottobosco italiano – che non ha la memoria corta – se li ricorda più che bene, invece. Io che per esempio non ho avuto la possibilità di vederli dal vivo, ancora mi mangio le mani, considerato il gran bene che si diceva dei loro set infuocati, che pare avessero un suono impressionante.

Torniamo a questa compilation: innanzitutto non è mai facile reinterpretare un pezzo di altri, quindi immagino che per le band coinvolte l’approccio ai brani non debba essere stato agevole. Aggiungo che, per onestà e gusto personale, credo che solo tre/quattro episodi si possano avvicinare a quell’urgenza espressiva e al vero coinvolgimento musicale che quei dischi avevano. Mi perdoneranno tutti gli altri, ma io ci ho visto tanto impegno e poca originalità, però – ripeto – la materia era di quelle difficili da trattare. Dunque segnalo i collaudati Marnero, che con “Nessuno Si Accorge Di Niente” omaggiano con la giusta protervia espressiva l’anima più nera della band sabauda (e non poteva essere altrimenti), ma anche i Titor sparano la cartuccia centrando il bersaglio. Gli Altri poi ─ ragazzi tanto giovani quanto promettenti ─ fanno proprio un pezzo piuttosto diverso da quello che ci propongono di solito (a me hanno fatto tenerezza per come sono riusciti a esprimere passione e deferenza senza sembrare dei pupazzi telecomandati…). I Chambers rimangono su quella linea che vedeva il gruppo piemontese come un’entità niente affatto domabile, e infatti il pezzo esprime animalità da tutti i pori.

Mi sovviene pure che un album come Non Esistere veniva prodotto da Iain Burgess (Big Black, The Cows e gli italiani Uzeda) e che nella formazione è passato Marco Mathieu dei Negazione, in pratica la storia dell’underground italiano che aveva molto da dire e al quale tutti dovremmo essere eternamente grati.

In conclusione: l’idea di fondo è apprezzabile, ma il risultato è piuttosto altalenante. Se potete, non vi rimane che recuperare i dischi originali (la compila serve anche a questo), quelli sì che erano adrenalina pura.