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AA.VV., Paisà Got Soul

Esiste un termine molto caro ai collezionisti di dischi, gli appassionati dalla tempra forte capaci di resistere ore ed ore alla ricerca del disco desiderato o quello desiderabile che gli altri non conoscono e ameranno. Parlo del “digging”, che letteralmente significa “scavare” e spiega cosa fa chi va a caccia della perla: i migliori digger della storia sono anche i grandi produttori capaci di cambiare il corso della musica nei decenni e indirizzarla verso questo o quel mercato. La Four Flies Records nasce nel 2015 per volontà di Pierpaolo De Sanctis (dj, produttore, autore di documentari, discografico e molto altro) con lo scopo e la necessità della ricerca e riscoperta di tutto ciò riguardi la musica italiana prodotta tra i Sessanta e i Settanta per il cinema, la radio e televisione. Proprio il termine “riscoperta” differenzia il lavoro della Four Flies da quel passatismo imperante che in Italia rappresenta il freno inibitore che ci lascia fermi al classico “bel canto” o, in generale, ci impedisce di appassionarci alle novità. Come dicono loro stessi, il lavoro di recupero di vecchi dischi della musica italiana spesso poco o per niente conosciuti non è fine a sé stesso, ma ha l’obiettivo di voler vedere quale impatto possano avere sul nostro presente. Non parliamo delle canzoni della grande tradizione italiana onnipresenti e colonna sonora di una società che non vuole cambiare, ma paradossalmente di musica nuova, quasi innovativa: due esempi, più “mainstream”, di questo percorso di ricerca e riscoperta sono Nu Genea e Liberato, progetti che hanno reso moderna certa musica del Novecento. In effetti, l’Italia ha sempre avuto due facce: quella tradizionalista, autarchica, allergica alle influenze oltre confine e l’altra costantemente affacciata verso l’esterno alla ricerca di tutto ciò che potesse venire da altri territori. In questo, Paisà Got Soul è la compilation perfetta, che non solo spiega e riassume un po’ il lavoro della Four Flies ma racconta anche quell’Italia che assorbe i suoni di altri luoghi o di luoghi “altri” (questo termine farà incazzare diverse persone) pur rimanendo nel proprio territorio. Un periodo ben preciso, 1977-1986, per cristallizzare un passaggio importante, la transizione tra il grande decennio del Rock, il decadimento della disco music e la voglia di futuro con l’elettronica, l’avvento del digitale. La necessità di sperimentare suoni e ritmi nuovi che non investì soltanto i grandi autori internazionali ma anche musicisti di casa nostra, dagli esponenti di spicco (Mina, Loredana Bertè, Alan Sorrenti) a coloro che si fecero traghettatori inconsapevoli di un nuovo viaggio fatto di Soul, ritmi Funk, Italo Disco (tornata prepotentemente alla ribalta), coperti tutti da quella patina di onde medie perché perfetti per essere trasmessi dalle radio, i nuovi potenti media capaci di lanciare mode e influenzare il pubblico. I più conosciuti De Crescenzo, Peppino di Capri, Alberto Radius o Mario Lavezzi (con una sua interpretazione di “In Alto Mare” che dà un ulteriore fascino ad una canzone sempre attuale) uniti ad autori meno presenti nel catalogo nostrano (Franco Camassa, I Ricci) o inseriti nella sezione “freak” come Enzo Carella o Gino D’Eliso. Con l’apporto fondamentale di Davide Neretini (dj/producer e curatore della compilation), Paisà Got Soul è un ulteriore esempio di come gli artisti italiani siano sempre stati creativi, propensi al cambiamento e alla sperimentazione, sensibili alla rilettura e rielaborazione di tutto ciò che arriva dall’estero, mentre il problema è sempre stato nel pubblico e nei discografici, spesso troppo ottusi per capire cosa veramente potesse funzionare o, quantomeno, anticipare il futuro. Con Paisà Got Soul non parliamo di passatismo ma di passato fatto di sperimentazione e innovazione, sensibilità musicale e culturale. Un momento storico sempre più attuale che riesce a fare breccia anche nelle generazioni più giovani affamate in realtà di qualità, di groove, e orfane di un presente che nei vertici delle classifiche non suona poi così bene.

Tracklist

A1. Alberto Radius – California Bill (1979)
A2. Mario Lavezzi – In Alto Mare (1979)
A3. Beppe Cantarelli – Se Il Mio Canto Sei Tu (1980)

B1. I Ricci – Vienimi A Pigliare (1986)
B2. Eduardo De Crescenzo – Alle Sei di Sera (1981)
B3. Jim Porto – Smettila (Po-Parà) [1984] B4. Barnaba – Bianco e Nero (1980)

C1. Enzo Cervo – Solo Mò (1981)
C2. Peppino Di Capri – Mo…(1981)
C3. Franco Camassa – Non Andar Via (1981)
C4. Stefano Pulga – La Mia Nave (1982)

D1. Massimo Stella – C’è Una Donna Sola (1979)
D2. Gino D’Eliso – Ti Ricordi Vienna? (1977)
D3. Enzo Carella – Contatto (1981)
D4. Serafini – Se Ti Va Così (1982)